E’ giusto onorare i caduti in Afghanistan ma anche grazie al loro sacrificio l'Italia dovrebbe contare di più sulla scena internazionale
Ancora una volta, purtroppo, dobbiamo piangere la perdita di nostri soldati in un paese lontano, dove erano impegnati in una cosiddetta “missione di pace”.
Naturalmente dobbiamo onorarli e spero che polemiche e strumentalizzazioni siano il piu’ possibile limitate. Rinunciare e ritirarci in questo momento sarebbe un pessimo segnale per l’Occidente e una vittoria per estremisti e terroristi in Afghanistan e in tutto il mondo. Se la coalizione internazionale sara’ sconfitta cio’avra’ conseguenze molto gravi, come del resto tutti i politici e gli opinionisti responsabili riconoscono, e quindi e’ giusto dire che laggiù i nostri soldati combattono non solo per aiutare gli Afghani, ma anche per noi.
Proprio per questo, e tenendo conto che si tratta comunque di una situazione molto difficile, bisognerebbe avere almeno una strategia giusta e finora quella seguita dall’attuale e passata Amministrazione americana suscita molte perplessita’; abbiamo gia’ un precedente: la spedizione in Somalia, con la quale non si e’ ottenuto nessun risultato. E’ abbastanza comprensibile, quindi, che diversi paesi europei e perfino il Canada pensino di fissare una data entro la quale ritirare le loro truppe.
Quanto all’Italia, si deve cercare di non essere deboli, di non abbandonare l’alleato americano, almeno in questa missione che mi sembra piu’ giustificata di altre, anche se non potremo restare in Afghanistan per sempre. Mi sembrano poi ineludibili alcune considerazioni. Probabilmente le difficolta’ e quindi i rischi per i nostri militari sono maggiori perche’ si insiste nella finzione della “missione di pace”, quando e’ da tempo evidente che sono coinvolti in una vera e crudele guerra. Il ministro La Russa ha piu’ volte sottolineato questa contraddizione e aveva certo ragione quando aveva parlato della necessita’ di cambiare le regole d’ingaggio; spero che si sia fatto qualcosa in questo senso. Bisogna ricordare che la nostra Costituzione impedisce all’Italia di partecipare a qualsiasi guerra; dato che il mondo dal 1948 e’ molto cambiato, potrebbe essere opportuno modificare la Costituzione, almeno per quanto riguarda le attivita’ belliche difensive e di lotta al terrorismo, ma naturalmente non e’ un problema di facile soluzione.
In secondo luogo, si sopporterebbe meglio il dolore per la morte dei nostri coraggiosi soldati se fosse piu’ evidente che si sono sacrificati soprattutto per l’Italia, se cioe’ il nostro paese, dopo aver speso vite umane e risorse economiche in queste missioni, godesse di maggior considerazione, se non fosse continuamente criticato dall’Unione Europea a da tante organizzazioni internazionali quando cerca di difendere le proprie frontiere dall’immigrazione selvaggia. Naturalmente, ai poteri forti finanziari e a certi Stati stranieri piacerebbe avere di fronte solo paesi con un’identita’ debole e con molti conflitti interetnici, poiche’ sono piu’ facilmente dominabili.
L’attuale governo italiano, dopo decenni di ambiguita’ democristiane e di totale sottomissione ai voleri di Bruxelles da parte degli esecutivi di sinistra, sta almeno facendo qualche tentativo nel senso di una politica estera piu’ indipendente e piu’ conforme agli interessi nazionali. Forse anche per questo, e non solo per i suggerimenti che arrivano da certi nostri politici e giornalisti, sempre pronti a subordinare gli interessi comuni ai loro personali giochi di potere, l’Italia e’ ora duramente attaccata da tanta stampa estera e addirittura messa sotto accusa dal Parlamento Europeo; si arriva ad auspicare un ribaltamento dei risultati di libere elezioni.
Mi sembra pure grave che il nuovo ambasciatore americano a Roma, dopo aver pronunciato molte belle frasi diplomatiche sulla solidita’ dei rapporti fra Stati Uniti e Italia, si dica preoccupato che la politica energetica del governo Berlusconi (che prevede l’allacciamento al gasdotto “Southern Stream” per importare gas dalla Russia) porti a una nostra eccessiva dipendenza dalla Federazione Russa. Se il nostro paese non puo’ diversificare le proprie fonti energetiche, che ora sono quasi totalmente nelle mani di Stati islamici poco affidabili, significa che la sua liberta’ e indipendenza sono quasi allo zero.
Ma non solo l’Italia, tutte le principali nazioni europee sono in una situazione di grave debolezza, quasi indifese di fronte al ricatto dei paesi petroliferi arabi, a un’immigrazione spesso aggressiva, all’ascesa di nuove potenze asiatiche, a un preoccupante calo demografico, succubi di altri sia politicamente, sia culturalmente. E’gia’ difficile risolvere questi problemi lavorando insieme, trovando una vera unita’ di fronte ai pericoli, non quella fasulla imposta dall’Unione Europea, diventa impossibile se si e’ disuniti in tutto, se si perdono tempo e risorse per isolare e contrastare la Russia, che in parte ha i nostri stessi problemi e con la quale, dopo la caduta del regime comunista, e’ utile, forse necessario trovare accordi, in campo energetico e non solo. Questo concetto e’ stato del resto ribadito piu’ volte dal nostro premier e da altri ministri, ma gli Stati Uniti, appoggiati da alcuni Stati europei, nonostante le dichiarazioni e qualche concessione del Presidente Obama, continuano a considerare la Russia una delle minacce piu’ gravi alla loro egemonia mondiale; forse temono proprio un riavvicinamento tra questa potenza, sia pure drasticamente ridimensionata dopo il crollo dell’URSS, e i paesi economicamente sviluppati dell’Europa Occidentale.
Il nostro governo, invece, potrebbe avere ragione nelle sue scelte di politica estera e spero che la plateale ingerenza straniera nella politica italiana non porti a risultati irreparabili e antidemocratici e che ci si ricordi del patriottismo e degli interessi nazionali non solo quando si devono onorare dei militari morti in combattimento.