L’eredità di Alleanza Nazionale



Nell’apparente confusione che regna nella situazione politica italiana una cosa pare abbastanza chiara. Non è vero che siano definitivamente tramontate le ideologie e che i sistemi di comunicazione e la vacuità dell’aspetto esclusivamente formale della proposta politica abbiano preso il definitivo sopravvento su tutto il resto.
Un conto è, infatti, la rivoluzione di modernità che ha indubbiamente segnato la caduta della Prima repubblica (elezione diretta del Sindaco, dei Presidenti di Provincia, di Regione e, di fatto, del Premier, identificazione del leader del partito o del raggruppamento più forte con il candidato a Presidente del Consiglio, proprietà “economica” in capo al leader del proprio partito, inarrestabile dilatazione della comunicazione politica) altro è ritenere dissolte le radici di riferimento culturale, politico e valoriale che, in tutta evidenza, hanno reso impossibile la creazione da tanti millantata di un “duopolismo” politico in Italia. Sotto questa logica occupiamoci pertanto di quanti si sentono di destra e con il dissolvimento di Alleanza Nazionale nel Popolo della Libertà privati di un riferimento, magari in evoluzione ma pur sempre preciso, ad un mondo di tradizioni ed esperienze politiche che ha segnato una parte importante della storia politica italiana.
Non stiamo qui a riferirci a modelli partito di difficile riproposizione, anche alla luce di quanto detto sopra, ma a comportamenti organici e sentimenti che uniscono tanti italiani, moltissimi dei quali semplici elettori.
A nostro avviso i cardini distintivi di questa posizione sono i seguenti:
- Senso di italianità e primato della Nazione nella sua continuità storica.
- Senso morale del comportamento individuale nel solco della nostra tradizione occidentale e cristiana.
- Valori di libertà e di merito nella crescita economica di ognuno a livello personale e di impresa.
- Difesa della dignità del lavoro e della sua capacità di affermazione contro ogni disegno mondiale di monopolio finanziario e spogliazione della sovranità dei popoli.
- Senso di appartenenza solidale alla comunità nazionale e amore per il proprio Paese nella sua integrità territoriale.
- Spirito di servizio e autosufficienza per ogni funzione pubblica.

Questi, in sintesi, gli elementi che hanno identificato, accomunandoli, quanti sottoscrissero il progetto di Alleanza Nazionale e, in particolare, la componente liberal-nazionale discendente dall’esperienza pre e post unitaria della Destra storica.
Il Popolo delle Libertà, quanto ad aspetto strutturale più vicino al partito elettorale americano o all’organizzazione plebiscitaria di taluni partiti presidenziali piuttosto che al partito classico del dopoguerra italiano, ha certamente in sé elementi sparsi di questa posizione, caratterizzata tuttavia da difficile se non inesistente maturazione politica ed evoluzione culturale.
Sotto questo profilo l’eredità di Alleanza Nazionale è rimasta priva di successori e rende instabile e in perenne attesa di risposte una larga fetta di elettorato. Attualmente questa posizione politica si è divisa in varie proposte che cerchiamo di sintetizzare:
- PDL (ex-gruppo A.N. fedele a Berlusconi)
- Fare Futuro (gruppo legato all’ex presidente di A.N. Fini)
- La Destra (il movimento di Storace)
- Fiamma Tricolore
E poi a seguire:
- Forza Nuova
- Movimento per l’Italia (Daniela Santachè)
Nessuno di questi sembra tuttavia avere la forza né le idee chiare per porsi come vero punto di coagulo con potenzialità di schieramento allargato.
In parte, per un problema economico, in parte per l’assenza di una leadership unica e credibile, ma soprattutto per una linea ideologica condivisa e vincente. Manca, in sostanza, il rilancio di quell’incontro di culture liberali e nazionali che fu appena abbozzato all’inizio di Alleanza Nazionale ma che è poi completamente svanito.
Ora che l’Italia rischia in termini di unità territoriale e tenuta morale e sociale, si ripropone con forza l’antico percorso che il precipitoso PDL, indissolubilmente legato alla figura di Berlusconi non è in grado di soddisfare. In particolare manca quella figura ideale di “Grande Destra” che la lunga egemonia democristiana centrista prima e centrosinistra poi, impedì di realizzarsi. A rimarcare questa fragorosa assenza che non potrà non essere colmata (è qui la sfida di domani) è questo stesso “Centro-destra” che identifica proprio in quella tradizione centrista e nel leghismo federal - secessionistico i propri fondamenti storico-ideologici.